Una Ricerca, concreta, di aiuto

Il laboratorio geoSDI del Consiglio Nazionale delle Ricerche ha realizzato un sistema di gestione dei dati e delle informazioni geospaziali che è operativo, in questi giorni, a supporto dell’emergenza a Gaza. Nazioni Unite e CNR, insieme, per creare la nuova generazione di sistemi di gestione dei dati georiferiti.

 Un utente eccezionale e la ricerca italiana lavorano insieme per unire le tecnologie, oggi disponibili a tutti, anche in situazioni estreme, in modo semplice ed intuitivo.

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Lasciamo per un attimo i nostri abbracci mattutini dal dolce sapore di Mulino Bianco e ci prepariamo ad assaporare una tazza colma di caffe arabo.

Quello che segue richiede papille gustative ben allenate ad assaporare nuovi gusti, passando dall’Hummus israeliano alle Falefal palestinesi. I due piatti sono patrimonio del mondo arabo e non esclusiva di uno dei due paesi, nonostante ciò, il ristoratore israeliano ne rivendica le origini al pari del palestinese protraendo così un conflitto che li vede fratelli coltelli…

La parabola culinaria, qui le parabole hanno un certo valore, offre sponda per raccontare come la ricerca italiana sia in prima linea, non solo figurativamente, nell’aiuto umanitario e offre strumenti di supporto avanzati alle Nazioni Unite.

 

Il mese di agosto, mentre l’italia è in vacanza, lo abbiamo passato in giro per il globo in vari uffici delle Nazioni Unite. L’ultimo viaggio, a cavallo fra il ferragosto e il perdurare delle vacanze estive degli altri, ha visto tre ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano Dimitri, Francesco e Nazzareno prendere il volo verso una delle mete più calde, in ambo i sensi, del medio-oriente : Gerusalemme ed il territorio palestinese.

Qui la tensione è alta e tanti sono i problemi che si susseguono nel gestire una situazione che coinvolge milioni di persone in scenari di vera e propria guerra.

Da oltre un anno le Nazioni Unite hanno stretto un MoU (Memorandum of Understanding) con il  CNR per realizzare un sistema di controllo delle informazioni geo-localizzate che possa essere utile sia in situazioni di emergenza sia in situazioni ordinarie.

Un nuovo sistema per la più grande Agenzia delle Nazioni Unite che come una grande mamma da da mangiare a milioni di persone ogni giorno, tutti i giorni, nei posti più sperduti nel mondo.

Nel 2012, il WFP (World Food Programme) ha fornito 3,5 milioni di tonnellate di cibo a 97,2 milioni di persone in 80 paesi.  

Tanto da fare e tanto da gestire. Persone, mezzi, materiali in un mondo in cui la comunicazione e il controllo è sempre più importante.

Il sistema GRASP ( Georeferenced Real time Acquisition of Surveys Platform ), che garantisce a migliaia di operatori la possibilità di rilevare informazioni e di trasmetterle in tempo reale agli uffici, grazie a queste informazioni offre un quadro di cosa accade. Interviste, come le chiamano loro, che sono fondamentali per capire cosa succede e, nello stesso tempo, offrono un’idea di come si percepisce, in luoghi ameni, la presenza degli aiuti.

In questi posti si chiede aiuto anche in silenzio.

La geo-localizzazione è importante come importante è avere sistemi flessibili e potenti che permettono di gestire flussi d’informazioni fondamentali per la vita delle persone.

Una scelta sbagliata può far morire migliaia di persone ed è una responsabilità grandissima.

A noi piace pensare invece che “Una scelta giusta può salvarne migliaia di persone e, cosa bella, nessuno lo saprà mai” come ha detto Pablo Recalde – Rappresentative and Country Director WFP Palestine, una sera mentre sorseggiavamo una birra insieme.

Un uomo di altri tempi, con una tempra fantastica, che ha creduto in noi e che ha sempre detto: “Far lavorare insieme persone eccezionali crea cose eccezionali”.

Lui ha fortemente voluto che il team geoSDI del CNR si integrasse con gli esperti delle Nazioni Unite per creare non il miglior sistema oggi esistente ma il primo sistema, di nuova generazione, per gestire qualcosa che non ha eguali al mondo.

Io non mi faccio bastare quello che mi propone chi non ha mai visto come si opera. Voglio che i programmatori, gli esperti e gli scienziati lavorino insieme ma solo dopo aver ascoltato le mie esigenze perché in trincea ci siamo noi” questo è sempre Pablo a dirlo.

 

Quest’anno agosto è cominciato supportando ONU per geoSDI ( www.geosdi.org ).

Invece di andare in ferie, io e Francesco, siamo partiti in delegazione governativa al UNGGIM (United Nation initiative on Global Geospatial Information Management) delegati italiani ai lavori della assemblea plenaria alle Nazioni Unite di New York.  In chiusura, dopo 5 giorni di lavoro, un ‘giro di tavolo’ chiedeva le impressioni e le proposte per i futuri passi.

Tutti hanno parlato e quando è stato il nostro turno ho proposto di non fare il solito documento per spiegare ai capi di governo cosa si può fare.

La risposta è stata : “ E cosa vorreste far vedere ?“

Semplice !!! Il sistema che è in uso da anni in Zambia ed ora migliorato per la Palestina” ha tuonato nel silenzio della riunione Francesco Izzi, capo dello sviluppo del Laboratorio geoSDI.

Ci sono stati un paio di secondi, infiniti, in cui tutti si sono guardati in faccia stupiti.

Francesco mi guarda come per dire ‘Ho detto qualcosa di sbagliato ?’ allora ho interrotto il silenzio dicendo : “La prossima settimana andiamo in Palestina a rodare il sistema in uno scenario davvero operativo. Quando torniamo, se volete, Vi invio non il solito report ma l’accesso al sistema, uno per ogni nazione che intende usarlo, così velocizziamo le attività e vediamo sul serio qualcosa di concreto”.

Risultato : Una serie di Nazioni ha già dato la propria adesione.

Il giro di tavolo è terminato così.

 

Quindi al volo, è il caso di dirlo, siamo passati per l’Italia a prendere Nazzareno Sileno, in Terra Santa un Nazzareno ci sta sempre bene, e ora stiamo mettendo a punto il tutto, qui in Palestina, in una situazione reale con problemi reali e con reali casi di utilizzo.

Qualcuno, nei giorni scorsi, ha sottolineato che per la prima volta stiamo sviluppando un sistema nato dal basso, dalle esigenze di chi si muove sul campo.

Qui i campi sono pieni di distruzione e desolazione.  

La capacità di reazione e di decisione significa vite umane.

Esperti lavorano a Ramallah, altri a Gerusalemme, altri in Italia a Potenza, ad Avellino, a Roma, un gruppo anche a Betlemme e da Gaza ci mandano le interviste fatte con i tablet e gli smartphone.

I colleghi in Italia lasciano le loro famiglie in ferie e ci supportano dal CNR come Andrea da Avellino.

ARIJ Applied Research Institute of Jerusalem, ormai nostro partner, da Betlemme garantisce un ottimo contributo e coordina le attività sul fronte palestinese supportando anche allo sviluppo del sistema ed la sua traduzione in lingua.

Una squadra di persone così diverse ma che fanno pezzi di qualcosa tutti insieme.

Dimitri, Francesco, Fadi, Nazzareno, Sune, Jad, George, Lorenzo, Khaled, Donato, Areen, Giuseppe, Sarah, Irene, Andrea, Ermann e decine di altri nomi corrono sulle tastiere. Così vicini anche se così lontani tra loro. Tutto si basa sul loro lavoro e la loro esperienza.

Dati, Informazioni e Conoscenza corrono sul filo e lo scambio e la cooperazione sono una cosa, stranamente, scontata e banale.

Qualcuno configura geoSDI per la gestione delle mappe, altri vestono i dati di Copernicus che l’Unione Europea sta elaborando, altri gestiscono ed integrano le mappe di UNOSAT prodotte a Ginevra. Sistemi mobili vengono configurati e predisposti per andare sul campo. Irene configura e testa i moduli d’intervista e verifica che tutto sia efficiente e Sarah si interessa degli aspetti amministrativi ed è davvero una locomotiva che sembra non doversi fermare mai.

Tutti con il capo chino sui propri portatili, con una cuffietta in un orecchio mentre l’altro è libero per ascoltare i colleghi da remoto e quelli nella stanza.

Qui il tempo reale diventa tempo reale reale, spesso i minuti sono anche troppo lunghi per rispondere.

Un team che fa venire la pelle d’oca se si pensa a cosa sta facendo e come il tutto stia aiutando chi aiuta.

Pablo ha visto lungo e George sta gestendo tutto davvero bene.

La sera ci ritroviamo in hotel e si cena continuando a parlare di lavoro.

Abbiamo anche trovato un po’ di tempo, di solito la mattina presto, per vedere i luoghi Santi ma comunque, anche quando si cammina in posti già visti con le citazioni bibliche, si parla di lavoro e di come si può migliorare il fatto ed il da farsi.

Una sera, a cena, ho rivisto il direttore delle operazioni a Gaza, un altro italiano che è appena rientrato a Gerusalemme. Ci racconta di come ha trascorso le ultime quattro settimane sotto i bombardamenti.  Bevendo una birra fredda, che non assaggiava da mesi, gli spieghiamo a che punto siamo con lo sviluppo e nei suoi occhi, come se la stanchezza e la tensione fosse immediatamente scomparsa, vedo la gioia di qualcuno che intuisce che quello che ascolta aiuterà a salvare persone.

C’è felicità nuova ora in lui.

I numeri delle emergenze mondiali sono impressionanti

Tra il 2000 e il 2012 1.7 Trilioni di $ di danni che hanno coinvolto quasi 3 miliardi di persone e oltre 1 milione di morti.

Noi sappiamo creare geospatial mobile solution, come dicono qui, e pensiamo di saperlo fare bene. Abbiamo poco altro da offrire e intendiamo offrire quello che sappiamo fare meglio.

Pablo e George Muammar, il responsabile del progetto, ci guardano negli occhi e ci invitano a casa loro per stare insieme alle loro famiglie, le nostre sono lontane.

Percepiamo che ci vedono come parte della loro squadra ed hanno con noi un atteggiamento di stima, stimolo e di profonda amicizia.

Vi posso assicurare che stare qui è dura.

Spaventa il solo dover partire dall’Italia per essere qui.

Una volta che si inizia a lavorare, però, ci si dimentica di tutto, tranne della famiglia, che si sente ogni volta che un collegamento lo permette. Le mogli e le mamme fremono per la paura di noi che siamo qui e lo sappiamo.

Francesco ha un bimbo di 18 mesi, Nazzareno una moglie da pochi mesi ed io due figli piccoli ed una moglie (stupenda).

Ci mancano !

Mi manca la mia famiglia e le comodità italiane ma non ci penseremmo due volte se ci chiedessero di ritornare appena rientrati in italia.

 

Aiutare chi aiuta è contagioso e farlo qui, dove qualcuno duemila anni fà  ha dato se stesso per il mondo, fa venire davvero i brividi.

 

Grazie Pablo,

Grazie a tutto il team !